giovedì 13 settembre 2007

Regolamentare le parole pericolose?

Il Commissario europeo Franco Frattini ha fatto notizia, per la sua proposta di "regolamentare" le ricerche su Internet aventi come oggetto parole pericolose: da "bomba" a "genocidio". Frattini ha estratto l'idea dal cilindro, in un momento nel quale c'era mercato, in termini di consenso, per politiche che almeno apparissero mirate a combattere il terrorismo. L'ha fatto a pochi giorni dall'undici settembre, anniversario doloroso per tutti.
Frattini ha parlato di "un esercizio di esplorazione col settore privato", più l'apertura di un dialogo quindi che un provvedimento top down. Il che lascia immaginare che abbia capito la natura di Internet meglio di altri colleghi. Il fatto che pensasse di agire sui motori di ricerca per "frenare" le keywords pericolose, pure. Limitare la piattaforma su cui l'informazione gira, "costa meno" che censurare le fonti che producono notizie.
E' un bene però che Google abbia opposto un rifiuto netto. Per ragioni legate alla libertà di parola: quando si compila un indice delle keywords proibite, è inevitabile che il numero delle keywords che vi sono inserite tenda a lievitare. Si comincia con "bomba" e si finisce chissà dove. Il fatto che la "regolazione" del vocabolario sia affidata alla politica è garanzia di arbitrarietà: e di incertezza, perché non è detto che i diversi Commissari, di diverse tendenze, che si succedono nel tempo, abbiano tutti la stessa visione del "pericolo".
Inoltre, se intervenire sulla piattaforma è "economico", stabilisce anche un principio pericoloso: quello per cui l'infrastruttura è responsabile della condotta degli automobilisti che la utilizzano. Google non produce contenuti: permette ricerche, ospita questo blog come milioni di altri, filmati su YouTube e GoogleVideo, libri o pezzi di libri su GooglePrint. Il mestiere di chi gestisce Google è un po' come quello di chi pota le aiuole a Hyde Park, per banalizzare.
Se vi sono pagine web che configurano ipotesi di reato, deve essere la forza pubblica a controllare e, dopo appropriati controlli, ad agire. Trasformare i motori di ricerca in sceriffi può limitare - potenzialmente - la libertà di tutti, depotenziandoli come luoghi d'incontro di domanda ed offerta di sapere, per farne il surrogato tecnologico di un "filtro" alla libera circolazione delle idee.
L'idea piace ai governi, ma non dovrebbe piacere né a chi crede nelle libertà civili, né a chi crede nelle libertà economiche. Dopotutto, il bello della rete è anche l'insorgenza di modelli di business mai visti prima, che stanno dispiegando ora tutte le loro potenzialità. Inserendoli nell'equazione della sicurezza, è dubbio che si avrebbero grandi benefici per quest'ultima, ma senz'altro se ne strozzerebbe la crescita.

2 commenti:

Marcoaurelio ha detto...

concordo

Germanynews ha detto...

Più o meno come i Bundestrojaner di Stato proposti dal Ministro tedesco Schaueble...Non funzionano e minano in modo alquanto sospetto la libertà dei cittadini.