giovedì 6 settembre 2007

Cosa fanno le agenzie di rating?

Cogliendo la palla al balzo, lanciata stamane da Alberto Mingardi con il suo post, mi prendo la libertà di esternare alcune riflessioni sul tema del rating.

Partiamo dal titolo: sinceramente non l'ho ancora capito. Di definizioni sul ruolo delle agenzie ne esistono molteplici, di fatti che provino la corrispondenza tra quanto sta scritto sulla carta e quanto succede nella pratica un po' meno. In linea di principio, le agenzie di rating dovrebbero assolvere un compito essenziale per il mantenimento in forze dei mercati: raccogliere, elaborare e diffondere l'informazione attinente lo stato di salute di tutti quei soggetti (imprese, Paesi, regioni economiche, ecc.) che si rivolgono ai mercati dei capitali per raccogliere fondi. Ossia, abbattere, o quanto meno assottigliare, lo strato di asimmetria informativa che separa l'offerta dalla domanda di capitali. Questo, ovviamente, con l'intenzione di rendere più efficiente l'allocazione delle risorse finanziarie. Da ciò discendono le due ipotesi fondamentali che motivano l'esistenza delle agenzie di rating. Esse riguardano l'incompletezza dell'informazione che circola per i mercati e la limitatezza della capacità di calcolo degli investitori. Quindi, si assume che ogni soggetto non abbia i mezzi per compiere decisioni d'investimento pienamente consapevoli. Ed ecco che, per metterci una pezza, vengono introdotte le agenzie: entità quasi soprannaturali, composte dai migliori specialisti del campo, i quali dovrebbero garantire una superiore capacità di elaborazione, ed ai quali è fornita una privileggiata linea d'accesso all'informazione. Stupendo. Ma, cosa significa?

Significa che ogni pinco pallino, come il sottoscritto, ripone totale fiducia in tali strutture e segue religiosamente ogni indicazione da queste elargita; nella sincera convinzione che loro siano davvero i più belli ed aitanti. Ovviamente, qualsiasi intuizione o studio che io possa avere o elaborare, non sarà mai tanto dettagliato o ben curato come quelli delle task forces di esperti delle big-3. Se dicono A va tutto bene, se dicono C siamo alla frutta. Tu mi dici oggi come stanno le imprese X e Y, io decido se prestare i miei soldi all'una o all'altra. Ancora, cosa significa?

Significa, secondo il mio modestissimo parere, due cose. Ciò che dicono guida ed indirizza gli investitori nelle proprie decisioni allocative. Ed inoltre, che l'interesse riposto nel giudizio di solvibilità delle agenzie riguarda il futuro.

Qui si innesta il fatto interessante che, al sottoscritto, ha fatto perdere la bussola. Da molti anni ormai, un gruppo di noti economisti - tra cui Goldstein, Kaminsky e Reinhart - compie studi per tentare di valutare l'effettivo potere previsionale del rating, in particolare nelle evenienze di crisi. Il risultato: il credit-rating fallisce sistematicamente nella previsione di situazioni di crisi, siano esse bancarie o valutarie. Esistono casi nei quali le agenzie di rating hanno saputo precedere i mercati, ma siamo assolutamente lontani dalla sistematicità della cosa. Secondo la Reinhart il problema principale va ricercato nell'errato gruppo di indici preso dalle agenzie come riferimento, troppo peso viene assegnato ad indici che, a loro volta, esprimono una bassa capacità di previsione.

Quindi le agenzie di rating sembrano essere soggette agli stessi limiti informativi e di calcolo di noi poveri mortali, anzi, nella stragrande maggioranza dei casi è proprio il mercato (e mi concederei un come quasi sempre) a precederle, privandole di quella funzione che, a mio avviso, ne motiverebbe l'esistenza. Dunque, qual è il ruolo delle agenzie?

1 commento:

Federico Parmeggiani ha detto...

CIao Ale, sono Federico (New York...) complimenti per il post che condivido appieno. Le agenzie di Rating non solo spesso e volentieri sbagliano le previsioni, ma con le loor revisioni a volte addirittura distorcono l'informativa di mercato. Pensiamo solo al caso della società quotata che, spesso per imperscrutabili ragioni si vede depennare una A, o passa da un giudizio "comprare" a "vendere". Nel brevissimo periodo spesso il mercato recepisce il giudizio negativo, con tutti gli inconvenienti del caso anche se poi qualora il giudizio fosse poco motivato le negoziazioni di mercato nel medio lungo periodo riassestano il titolo sul prezzo precedente. Ma in effetti servono davvero le Agenzie di rating?