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giovedì 17 gennaio 2008

Là, dove nessun Antitrust è mai giunto prima

La signora Kroes indaga sulla farmaceutica europea. Potrebbe esserci un cartello. Perché? Perché la ricerca non produce buoni risultati.
Aspettiamo i risultati dell'indagine, ma per ora mi sembra chiaro che ci sarà da ridere. La Kroes parla di "artificiali barriere all'entrata" - espressione perlomeno curiosa, se applicata ad un settore in cui l'entrata è controllata sia dai processi autorizzativi dei nuovi prodotti, sia dalle decisioni, in termini di rimborsabilità, del maggior consumatore: lo Stato.
Altrettanto curiosa è l'idea di un cartello che serva a restringere l'offerta, nel senso di limitare la scoperta di nuove molecole. Ci sono molte ragioni per cui la farmaceutica sembra in crisi, ma che vi sia un accordo fra produttori per non dire al mondo che hanno trovato nuove cure (fonti d'introiti), per giunta a fronte di mastodontici investimenti iniziali, non è un'ipotesi molto frequentata.
Vi sono stati, in passato, casi Antitrust in cui si contestava una cartellizzazione fra produttori di medicine: per esempio per le forniture ospedaliere (imprese titolari di prodotti simili si accordano per non pestarsi i calli). Ma in quel caso, eravamo ancora nell'ambito (che all'Antitrust sta stretto) della verosimiglianza.

mercoledì 5 settembre 2007

E' stata smarrita l'onestà intellettuale del ministro Turco. Prevista ricompensa.

Cantava Antonello Venditti: "E' una questione politica, 'na grande presa per 'l culo". Il commento calza alla perfezione alle dichiarazioni del ministro Turco, sul possibile sbarco dei farmaci di fascia "C" al supermercato, come previsto da un emendamento alla terza lenzuolata di Bersani (la proposta fa anche parte dei "ventisei punti" dei radicali di Bonino e Pannella).
Sia ben chiaro: tutte le opinioni sono legittime, e così pure gran parte degli interessi. Fanno benissimo i farmacisti a difendere lo status quo, che per loro rappresenta una posizione di favore. Ci mancherebbe: quelle sono le regole del gioco con cui hanno familiarità, a cui sono abituati, che desiderano anche per il futuro.
E' probabilmente pure possibile partorire un argomento in buona fede, per non portare i farmaci di fascia C al supermercato e nelle parafarmacie. Non ci sovviene, ma ci deve essere. Prerequisito di un argomento in buona fede, però, è un minimo di onestà intellettuale.
Dice la Turco:
Saro' conservatrice, ma il farmaco e' un bene delicato che va usato in modo appropriato per non recare danno ai cittadini. Per questo credo sia meglio attenersi a quanto gia' previsto nel decreto Bersani senza introdurre la liberalizzazione di nuovi farmaci.

Allora, facciamo che siamo tutti d'accordo che il farmaco è un bene "delicato", una merce particolare, per cui l'accesso ad esso da parte del cittadino deve essere mediato.
Visto che i farmaci di automedicazione al supermercato ci sono già, immaginiamo che il ministro sia preoccupato dai farmaci di fascia "C" per i quali è necessaria prescrizione medica.
Che cosa succede, oggi? Il farmaco di fascia C ha bisogno di ricetta: viene prescritto dal medico. Il paziente deve esibire la ricetta quando va dal farmacista, che gli consegna il prodotto (pagato di tasca sua dal consumatore, e non dall'SSN). Fra il paziente ed il consumo del farmaco, ci sono due fermate: il medico, e il farmacista (=laureato in farmacia).
Che cosa succederebbe, se i medicinali di fascia C finissero nei supermercati? Il paziente dovrebbe sempre farsi prescrivere il farmaco dal medico. Poi, una volta ottenuta la ricetta potrebbe andare in un 'corner' o in una parafarmacia. Lì, incontrebbe un farmacista (=laureato in farmacia) che andrebbe a prendergli il prodotto e glielo consegnerebbe. Fra il paziente ed il consumo del farmaco, restano due fermate: il medico, e il farmacista.
La storia è la stessa, i protagonisti pure, cambia solo la scena. La Turco dovrebbe spiegare perché un laureato in farmacia che va a lavorare per una catena della grande distribuzione, è da considerarsi diverso da un laureato un farmacia, che va a lavorare sotto un "padrone" che ha fatto il suo medesimo corso di studi.
L'unica altra differenza possibile è il prezzo del medicinale, che la GDO potrebbe far scendere, erodendo i margini esorbitanti del farmacista (come già avvenuto coi prodotti da banco). In tutta evidenza, il fatto che lo stesso farmaco costi di meno non lo rende meno efficace.
Definizione tecnica dei "problemi" legati all'arrivo dei farmaci di fascia C al supermercato: "una questione politica". Definizione tecnica degli argomenti della Turco: "'na grande presa per 'l culo".

domenica 26 agosto 2007

Liberalizzazioni radicali

I radicali hanno presentato alcuni giorni fa la loro "campagna d'autunno". Si tratta di un documento in ventisei punti, attraverso i quali Marco Pannella ed i suoi cercano di chiarire le modalità con le quali essi stanno nella maggioranza. In una recente intervista, Pannella ha giustamente riconosciuto il ruolo del governo nel promuovere alcune liberalizzazioni - è la parte dell'esperienza a sinistra a cui mette il segno più. Forse le "lenzuolate" non bastano a pareggiare provvedimenti di ben altra marca, ma, sul tema, ognuno faccia le sue valutazioni.
E' interessante invece notare come molti dei ventisei punti radicali siano interessanti e possibili. Anche qui, diverse opinioni sulla contingenza che li ha generati sono legittime: qualche malizioso potrebbe notare che sono giusto ventisei, cioè il doppio dei tredici punti di Capezzone. Però se la civiltà in politica è anche occuparsi un po' meno delle faide, e un po' più dei contenuti, ce ne sono sicuramente di positivi - nel documento pannelliano.
Per esempio:
- PRIVATIZZAZIONE ALITALIA: fissare tempi certi per la vendita, svincolata da condizioni incompatibili con il mercato, o liquidare per non far pagare ai contribuenti 60 milioni al mese;
- POSTE E POLIGRAFICI: privatizzare e liberalizzare il mercato delle Poste italiane e privatizzare l’Istituto poligrafico dello stato, attuando l’impegno contenuto nel dpef;
- WIMAX: realizzare un’asta davvero aperta per le licenze Wimax, per favorire nuovi accessi in concorrenza con gli attuali operatori dominanti nel settore delle telecomunicazioni;
- FARMACIE: liberalizzare la vendita dei farmaci per garantire i diritti degli utenti-pazienti.
Cito questi quattro sia perché ricordano alcuni temi sui quali abbiamo lavorato all'IBL (basti uno sguardo ai nostri Focus e Briefing Papers), sia perché potrebbero essere cose "giuste e fattibili". Ho i miei dubbi che con questo esecutivo si possa avere "concorrenza nei lavori pubblici", o fare "politica attiva di attrazione degli investimenti esteri attraverso semplificazione burocratica e leva fiscale" (anche perché, almeno nei casi di Autostrade e Telecom, il premier è parso avere tutt'altra priorità che attirare gli investimenti esteri), e men che meno "legare i finanziamenti alla valutazione delle università" (anche questo promettono i radicali). Parallelamente, alcuni dei punti pannelliani sono vaghi in modo persin desolante: "introdurre meccanismi generalizzati di welfare to work", per esempio, che vuol dire?
Però privatizzare le poste (e soprattutto neutralizzare il bullismo di Poste Italiane), fare una vera asta wi-max, privatizzare bene Alitalia (at last), portare i farmaci di classe C (su ricetta ma non rimborsati) nei supermercati e nelle para-farmacie: ecco, queste sono cose alle quali un governo di sinistra, per nulla ideologicamente "liberista" ma semplicemente interessato a migliorare le condizioni del cittadino-consumatore, potrebbe mettere mano. Sono cose "alla Bersani", se volete. E sono cose di cui ci sarebbe bisogno.
Vedremo allora se i radicali tireranno fuori gli artigli e riusciranno a portare a casa almeno quattro dei loro ventisei punti, o se dopo l'agenda Giavazzi anche l'agenda Pannella resterà un libro dei sogni.

sabato 11 agosto 2007

Farmaci e Coop: liberalizzare ma non troppo

Primo stop ai farmaci di classe C (su ricetta, ma non rimborsabili) nei supermercati: nei DS, passa la linea del ministro Turco, tempi duri per l'emendamento di Sergio D'Elia. Il Giornale parla di "coitus interruptus" del governo.
Certo spiace che un esecutivo che aveva se non altro mostrato determinazione nel prendere di petto la corporazione dei farmacisti, ora ammaini anche quella bandiera.
I diessini hanno bisogno di smarcarsi dalle Coop, indicate dalla stampa come gli unici veri beneficiari dell'allargamento della distribuzione dei farmaci da banco?
Forse. Fatto sta che indirizzare per quei canali anche le medicine non rimborsabili sarebbe stato utile. Anche per giustificare la spesa del "commesso in camice bianco" assunto dai supermarket. Per fare delle farmacie davvero dei "presidi del SSN". Tuttavia, per il ministro Turco, si tratta di "farmaci... da erogare quindi necessariamente accompagnati dal consiglio di esperti e in luoghi sicuri".
Ma non c'è il farmacista, nei corner nelle Coop? Se è un farmacista licenziato dalle stesse università in cui si è laureato il farmacista proprietario, come si fa a considerarlo "meno esperto"?
Più in generale, perché un supermercato non dovrebbe essere un "luogo sicuro"? Cosa c'è nel grande mall che lo rende più pericoloso del piccolo esercizio?

venerdì 3 agosto 2007

Sanità, o cara

Oggi Daniele Capezzone, presidente della Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati e deus ex machina di Decidere.net, ha un articolo molto istruttivo sul Wall Street Journal. Il link è sub only, e pertanto mi permetto di fare una breve sintesi degli argomenti di Capezzone. Che sono da leggere e meditare, perché attengono uno dei più importanti servizi alla persona, specie - come giustamente egli stesso rimarca - in una fase nella quale l'invecchiamento della popolazione è una novità entusiasmante per la popolazione, appunto, ma tragica per le casse dello Stato.
Capezzone sfida a distanza Michael Moore, sostenendo che:
It is both a tragedy and an embarrassment that Europe hasn't kept up with the U.S. in saving and improving lives. What's to blame? The Continent's misguided policies and state-run health-care systems. The reasons vary from country to country, but broadly speaking, the custodians of public health budgets aren't devoting the necessary resources to get patients the most modern and advanced medicines, and are happier with the status quo. We often see news headlines about promising new cures and vaccines next to headlines about patients who can't get life-saving drugs as politicians impose ever stricter prescription controls on doctors.
The human toll can be measured in deaths and unnecessary suffering. It also costs us a lot of money. Prevention is cheaper than treatment. Modern medicine can prevent many medical complications that would otherwise require hospitalization and other expensive care. For every euro spent on new medicine, national health-care systems could save as much as €3.65 in later treatments, according to a National Bureau of Economic Research study.
This situation is especially dire in Italy. The government has capped spending on pharmaceuticals at 13% of total health-care expenditures while letting expenses for infrastructure and staff skyrocket. From 2001 to 2005, general health expenses in Italy grew by 31% while expenditure on medicines increased a mere 1.7%. Italian patients might well have been better off if the reverse was the case, but the state bureaucrats who make these decisions refuse to acknowledge the benefits of advanced drugs.
Also as a result, pharmaceutical research in Italy is falling behind even faster than in the rest of Europe. In 2004, pharmaceutical R&D spending was €3.9 billion in Germany, €3.95 billion in France and €4.78 billion in Britain, compared to only €1.01 billion in Italy.

Cosa aggiungere? Che l'aumento della spesa farmaceutica pubblica non può essere una soluzione, francamente, e pertanto misure di contenimento anche drastico sono necessarie.
Il punto è che il contenimento non diventi razionamento. Perché questo sia il caso, bisogna cambiare il bilanciamento fra pubblico e privato. Togliere terreno alla sanità pubblica.
E, sul fronte della ricerca, liberalizzare. Che vuol dire, su questo fronte, ridurre il potere discrezionale delle agenzie del farmaco, e sapere che se è vero che la sicurezza nella ricerca è una domanda sociale, è pur vero che il principio di precauzione segna la morte non solo del rischio, ma anche della speranza.

martedì 24 luglio 2007

Bersani visto da Bersani

Il Ministro dello Sviluppo Economico ha presentato una prima valutazione dell'impatto dei provvedimenti di "liberalizzazione" da lui patrocinati nell'ultimo anno. Il dossier è accessibile sul sito del governo.
Cicero pro domo sua, com'è ovvio, ma la presentazione del dossier parrebbe entusiasmante:

Secondo le prime stime parziali, condotte dagli uffici del Ministero dello Sviluppo economico, proiettando nell’arco temporale di un anno gli effetti rilevati ad oggi, è possibile fotografare in una soglia compresa tra 2,4 e 2,8 miliardi di euro il risparmio annuo sulla spesa dei consumatori derivante da 5 misure di liberalizzazione, fra le oltre 30 varate.

Tale stima è stato calcolata sulla base di ipotesi prudenziali e minime, derivanti da una valutazione tecnica riferita al settore della telefonia (abolizione dei costi fissi di ricarica), ai minori oneri per il trasferimento di proprietà dei beni mobili e per la cancellazione delle ipoteche ed, infine, ad una valutazione dei primi effetti degli sconti sui farmaci da banco e dell’abbassamento delle tariffe aeree.

Il problema, guardando più da vicino queste stime, è che si cammina davvero sul filo del post hoc ergo propter hoc. Riguardo ai medicinali da banco, oltre ad uno studio di Federconsumatori, il ministero cita a favore del proprio provvedimento dati certi ed interessanti: quanti sono i nuovi esercizi?
Alla data dell’11 luglio 2007, risultano 1.148 gli esercizi commerciali che hanno completato la procedura di registrazione presso il Ministero della Salute per la vendita dei medicinali da banco: nel 79% dei casi si tratta di esercizi di vicinato (parafarmacie ed erboristerie) e nel restante 21% di reparti di esercizi della media e grande distribuzione.
Quanti hanno semplicisticamente sostenuto che Bersani stesse solo "facendo un favore alla Coop", dovrebbero ripensare le proprie posizioni. Bersani ha soprattutto fatto un favore ai laureati in farmacia che legittimamente coltivano l'ambizione di avere un'attività propria.

Più complicato il ragionamento sugli altri fronti.
Prendiamo il caso della telefonia:

Si è ridotto del 14,2% il livello dei prezzi nella telefonia mobile. I dati ISTAT sulle tariffe dei servizi di telefonia mobile hanno registrato una marcata riduzione (-14,4%) avvenuta in corrispondenza dell’entrata in vigore delle disposizioni relative all’abrogazione del costo fisso per le ricariche.
Una correlazione non è una causa, e per quanto possa essere forte la correlazione in questo caso, la regola generale nondimeno tiene.
Del resto, quantificare i risparmi per l'abrogazione del costo fisso per le ricariche pare essere veramente un'opera improba, perché a parità di traffico e dunque di spesa, tale costo aveva un peso radicalmente diverso a seconda del numero di ricariche acquistate (in qualche modo, della "pianificazione" di spesa adottata).

Discorso non dissimile sulle tariffe aeree. Il ministero cita una corrispondenza fra diminuzione dei prezzi e l'"operazione trasparenza" contenuta nel secondo round di liberalizzazioni, ma quanto solido sia il legame fra una cosa e l'altra resta da vedere.

Altre considerazioni, che non rietrano nel computo dei risparmi, sono invece interessanti e significative.
Due, in particolar modo.

L'indennizzo diretto.

Da febbraio ad oggi la percentuale degli automobilisti risarcita con l’indennizzo diretto è passata dal 7 al 65% (mediamente entro 40 giorni).
Si tratta di una misura utile e di vero stimolo per la concorrenza: dovendo rimborsare il proprio assicurato, una compagnia di assicurazione è indotta a trattarlo bene (per tenerselo stretto, come cliente). Il fatto che i tempi di risarcimento si siano accorciati lo dimostra.

I panifici.

Altra misura svilita nel dibattito pubblico, ma i cui esiti appaiono interessanti:
Da quando (luglio 2006) è entrata in vigore la norma che ha eliminato l’obbligo della licenza, con relativo contingente numerico, per l’avvio dell’attività di produzione del pane, il numero delle imprese che hanno utilizzato tale opportunità è andato progressivamente aumentando: alla fine di giugno 2007, infatti, su 5.024 nuovi impianti di panificazione avviati nell’ultimo anno, ben 3.793 (pari al 75% circa) hanno aperto senza licenza.
E' evidente allora che riducendo le difficoltà per l'avviamento, aumenta la possibilità di entrare in un mercato e, di conseguenza, il numero degli esercizi.

lunedì 16 luglio 2007

Liberalizzazione dei farmaci: risultati... scontati

Secondo i risultati di un’indagine realizzata dall’Osservatorio nazionale prezzi, tariffe, servizi di Federconsumatori, la legge sull’apertura dei circuiti di distribuzione dei farmaci da banco ha innestato un “circolo virtuoso” che ha consentito di abbassare i prezzi, a beneficio dei consumatori. Su un paniere di 20 farmaci da banco di ampio consumo, lo sconto medio praticato nelle farmacie si è attestato intorno all’8,54%, nelle parafarmacie private al 9,12% e nei corner farmaceutici dei supermercati al 20,62%.
Se i risultati sono stati al di sopra delle aspettative, però, non possiamo adagiarci sugli allori. I farmaci da banco, infatti, rappresentano solo il 14% del mercato totale, ma le spese di gestione di una parafarmacia sono le stesse di una farmacia tradizionale. È difficile dunque sperare che i nuovi esercizi possano aumentare, rafforzando la concorrenza ed abbassando ulteriormente i prezzi, se non verranno fatti ulteriori passi avanti nell’apertura del mercato. Cominciando dalla vendita dei farmaci di fascia C al di fuori del circuito tradizionale: si tratta di una fetta di mercato di oltre 5 miliardi l’anno, che i consumatori devono sborsare di tasca propria. Ci sembra quindi giusto che sia il consumatore a decidere se acquistarli in una farmacia, o in una parafarmacia, che magari potrà praticargli uno sconto maggiore.