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mercoledì 13 febbraio 2008

C'è signor Rossi e signor Rossi

(La foto è stata rubata qui.)

Insomma è pace fatta tra Valentino Rossi ed il Fisco. E - come si vede dalla foto - il centauro di Tavullia, per quanto sciupato, non è rimasto in mutande. Se, infatti, 35 milioni costituiscono una somma di tutto rispetto, la cifra è comunque piuttosto lontana dai 112 milioni originariamente contestati.

Sarebbe interessante capire perché ogni condono fiscale viene salutato dai cultori dell'etica tributaria come un esempio di connivenza con gli evasori, mentre si considera un epilogo urbano e lungimirante lo sconto di quasi il 70% riservato al pilota Yamaha.

Quel che è certo è che tanto basta al Dottore (honoris causa) per dichiarare di essersi assunto le proprie responsabilità. Non tutti paiono essere, però, dello stesso avviso. Il Codacons, per dire, ha lanciato l'idea di un comitato dei signor Rossi d'Italia che aspirerebbero al medesimo trattamento tributario.

Che le associazioni dei consumatori propendano sovente per un populismo di corto respiro, a discapito di un'analisi ragionevole delle questioni, è purtroppo vero. Ma riesce difficile non condividere questa volta lo spirito della simpatica iniziativa.

Il Comitato dei signor Rossi ci ricorda in sostanza una lezione piuttosto semplice: che tutti (o quasi) adempirebbero più volentieri ai propri obblighi fiscali se questi fossero (non paritariamente concordati con l'Erario, come nel caso di Rossi, ma almeno) significativamente ridimensionati. Si tratta di una verità davvero banale. Ma tutt'altro che scontata nell'Italia dei Visco e dei Padoa Schioppa.

domenica 11 novembre 2007

Liberalizzare sciué-sciué: associazioni di consumatori e corporativismo

Da noisefromamerika, segnalo questo interessante sfogo di Michele Boldrin, su bersanate e portabilità dei mutui. L'elemento più interessante mi pare essere l'esplicita equiparazione di associazioni di consumatori, e sindacati:
In Italia pensano ancora di ridurre i costi e fare la concorrenza a botte di trattative sindacali. Dove vivono? Neanche in Francia, oramai, si sentono proporre queste cose! L'assurdo viene raggiunto con l'auto-proclamazione di queste "associazioni di consumatori" che rappresenterebbero tutti noi al tavolo delle trattative! Si rendono conto della follia? Soprattutto, si rendono conto che la pura esistenza dell'associazione consumatori che va a fare la trattativa con i sindacati dei banchieri e dei notai legittima, giustifica e consolida l'esistenza di lobbies anticompetitive come, appunto, l'ABI ed il Consiglio del Notariato?

I sindacati di consumatori giustificano le corporazioni, nota Boldrin, e gli uni e gli altri sono il riflesso della cultura ancora dominante qui da noi. Che è più forte di quanto sembra: non solo non viene archiviata la concertazione con le parti sociali, ma si moltiplica il numero di parti sociali con cui concertare. Questo fatto di per sè dice che non stiamo de-politicizzando mercati (il che sarebbe l'ovvio corollario di una liberalizzazione): consumatori e produttori, lasciati liberi, non "concertano", scambiano. Del resto, perché la classe politica dovrebbe - in assenza di una autentica e forte pressione sociale a muoversi in quel senso - ridurre l'ambito della vita economica su cui ha potere? Preferisce dissimulare (travestire operazioni in cui "detta" i prezzi come liberazzazioni), ridefinire il proprio ruolo (fare sponda coi consumatori, e non coi "lavoratori"), giocare con le parole, che lasciare il banco.
Boldrin chiude il suo articolo chiedendosi dove sia l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (i cui componenti sono spesso ex politici o aspiranti politici, comunque nominati da altri politici), e qui la risposta è complessa. L'Antitrust fa anche cose utili e giuste, ma investe molto tempo e capitale di reputazione nel fare da grancassa proprio alle associazioni di consumatori. Bisogna capirli: piace a tutti, essere applauditi.

lunedì 16 luglio 2007

Liberalizzazione dei farmaci: risultati... scontati

Secondo i risultati di un’indagine realizzata dall’Osservatorio nazionale prezzi, tariffe, servizi di Federconsumatori, la legge sull’apertura dei circuiti di distribuzione dei farmaci da banco ha innestato un “circolo virtuoso” che ha consentito di abbassare i prezzi, a beneficio dei consumatori. Su un paniere di 20 farmaci da banco di ampio consumo, lo sconto medio praticato nelle farmacie si è attestato intorno all’8,54%, nelle parafarmacie private al 9,12% e nei corner farmaceutici dei supermercati al 20,62%.
Se i risultati sono stati al di sopra delle aspettative, però, non possiamo adagiarci sugli allori. I farmaci da banco, infatti, rappresentano solo il 14% del mercato totale, ma le spese di gestione di una parafarmacia sono le stesse di una farmacia tradizionale. È difficile dunque sperare che i nuovi esercizi possano aumentare, rafforzando la concorrenza ed abbassando ulteriormente i prezzi, se non verranno fatti ulteriori passi avanti nell’apertura del mercato. Cominciando dalla vendita dei farmaci di fascia C al di fuori del circuito tradizionale: si tratta di una fetta di mercato di oltre 5 miliardi l’anno, che i consumatori devono sborsare di tasca propria. Ci sembra quindi giusto che sia il consumatore a decidere se acquistarli in una farmacia, o in una parafarmacia, che magari potrà praticargli uno sconto maggiore.