Insomma è pace fatta tra Valentino Rossi ed il Fisco. E - come si vede dalla foto - il centauro di Tavullia, per quanto sciupato, non è rimasto in mutande. Se, infatti, 35 milioni costituiscono una somma di tutto rispetto, la cifra è comunque piuttosto lontana dai 112 milioni originariamente contestati.
Sarebbe interessante capire perché ogni condono fiscale viene salutato dai cultori dell'etica tributaria come un esempio di connivenza con gli evasori, mentre si considera un epilogo urbano e lungimirante lo sconto di quasi il 70% riservato al pilota Yamaha.
Quel che è certo è che tanto basta al Dottore (honoris causa) per dichiarare di essersi assunto le proprie responsabilità. Non tutti paiono essere, però, dello stesso avviso. Il Codacons, per dire, ha lanciato l'idea di un comitato dei signor Rossi d'Italia che aspirerebbero al medesimo trattamento tributario.
Che le associazioni dei consumatori propendano sovente per un populismo di corto respiro, a discapito di un'analisi ragionevole delle questioni, è purtroppo vero. Ma riesce difficile non condividere questa volta lo spirito della simpatica iniziativa.
Il Comitato dei signor Rossi ci ricorda in sostanza una lezione piuttosto semplice: che tutti (o quasi) adempirebbero più volentieri ai propri obblighi fiscali se questi fossero (non paritariamente concordati con l'Erario, come nel caso di Rossi, ma almeno) significativamente ridimensionati. Si tratta di una verità davvero banale. Ma tutt'altro che scontata nell'Italia dei Visco e dei Padoa Schioppa.


