mercoledì 16 luglio 2008

I vizi del mercato e le virtù del perfetto pianificatore

I media hanno dato ieri ampio risalto ad una convergenza di valutazioni critiche sul mercato tra Giulio Tremonti e Guido Rossi in occasione di un'iniziativa al San Raffaele. Come racconta Nicola Porro sul Giornale:

Tra Rossi e Tremonti c’è una corrente di simpatia intellettuale che nasce da lontano. All’università del San Raffaele, ieri, si è celebrata una grande intesa tra i due sulle ragioni della crisi economica e finanziaria. ... Rossi e Tremonti condividono una certa allergia per gli economisti: «In questo caso i giuristi battono gli economisti. dieci a zero» ha detto ieri il ministro dell’Economia. Entrambi di formazione giuridica, hanno come il senso della superiorità della norma sulla pratica del mercato. Che tollerano, si intende, ma fino ad un certo punto. Ne discende un’idea del capitalismo lontana anni luce dalle pratiche liberiste. Il mercato non si autoregola, è la politica che se ne deve occupare: «Il mercato fin quando è possibile, e il governo quando è necessario». Per Tremonti il vizio dei liberali è il «mercatismo» per Rossi «l’integralismo di mercato»: più o meno la stessa cosa. E in questo momento, sostengono in coppia, ci vuole più governo.

In totale divergenza rispetto all'analisi Tremonti-Rossi formulo in sintesi alcune considerazioni:
  1. Dietro il primato della norma sulla pratica del mercato e dietro il primato della politica sull'economia si nasconde in realtà il primato del pianificatore sulle libere scelte di una molteplicità di decisori (che rischiano in genere risorse di loro proprietà).
  2. Il mercato è imperfetto per molte ragioni ma la principale è che sono imperfetti gli operatori. Pur rischiando soldi propri spesso si sbagliano perchè non dispongono di tutta l'informazione che servirebbe, non si comportano razionalmente o con la ragionevole prudenza che sarebbe invece necessaria.
  3. In molti casi gli errori degli operatori sono di segno opposto e tendono a compensarsi. In taluni casi sono dello stesso segno e si accumulano, sino a generare crisi (finanziarie ma che possono divenire economiche) anche gravi.
  4. Il mercato è uno strumento, serve a procurare maggiore benessere attraverso gli scambi e non risponde delle conseguenze dell'uso che ne viene fatto.
  5. Anche il martello è uno strumento, serve a realizzare gli scopi di chi intende piantare chiodi. Anch'esso non risponde del suo uso: se piantando un chiodo mi tiro il martello su un dito la colpa è mia, non del martello, e non mi sognerei mai di chiederne l'abolizione.
  6. Usare l'esempio di cattivi esiti del mercato contro il mercato come istituzione equivale a prendersela col martello a seguito delle contusioni che esso può procurare a utenti maldestri (o con le strade pubbliche per via del fatto che vi si verificano numerosi incidenti).
  7. Posto che il mercato è imperfetto e in esso si generano molti effetti indesiderati, il pianificatore centralizzato può fare meglio? La risposta in linea astratta è positiva ma richiede un decisore perfettamente informato, razionale e benevolente. Nella realtà concreta, in conseguenza, è negativa: il pianificatore centralizzato è semplicemente uno dei decisori soggetti a errori quando fanno scelte private, rischiando soldi propri e per le quali serve una quantità limitata di informazioni. Figuriamoci di quanto si accresce l'errore quando quel soggetto decide per tutti rischiando risorse altrui.

Si può a questo punto pervenire ad una interpretazione delle ragioni dell'apparentemente insolita convergenza tra Rossi e Tremonti: in Rossi la superiorità della norma sulla prassi del mercato è la superiorità del giurista che regola il mercato sull'agente imperfetto che lo usa; in Tremonti è invece la superiorità del perfetto pianificatore, che coincide col Ministro dell'Economia Tremonti, sugli imperfetti decisori individuali, i 59 milioni di italiani che si arrabbattano per arrivare a fine mese.

3 commenti:

nicola porro ha detto...

Bravo Ugo il mio pezzo sulla strana sintonia tra i due avvocati serviva proprio a far riflettere sulla comune e incondivisibile allergia per il mercato della strana coppia. saluti nicola porro

libertyfighter ha detto...

Pur rischiando soldi propri spesso si sbagliano perchè non dispongono di tutta l'informazione che servirebbe, non si comportano razionalmente o con la ragionevole prudenza che sarebbe invece necessaria.

L'unica obiezione ad un pezzo perfetto!
Mises in Azione Umana direbbe che gli individui si comportano razionalmente SEMPRE. E' che sbagliano valutazioni.

ugo arrigo ha detto...

Ringrazio e mando un caro saluto a Nicola. La lettura del suo articolo mi ha irresistibilmente indotto a mettere per iscritto il mio dissenso sulla 'strana coppia'.
Riconosco con libertyfighter che è corretto sostenere che gli individui sbagliano valutazioni all'interno di processi razionali di scelta. Talvolta tuttavia questi processi hanno per oggetto decisioni che ricadono nella sfera dei sentimenti e delle passioni (il tifo per una squadra, l'innamoramento per una persona ma anche la preferenza per la bandiera nazionale sull'ala del principale vettore aereo nazionale). In questo caso credo non si possano usare i concetti di razionale/irrazionale, almeno in relazione ai fini perseguiti.
Tuttavia la passione per Alitalia, diffusa in buona parte dello schieramento politico (non pagante) e persino tra i cittadini (contribuenti paganti), appare ingiustificata (irrazionale) a chi come me non riesce in alcun modo a provarla.
Forse si potrebbe dire allora che il decisore sceglie razionalmente, ma prenderebbe decisioni migliori se riuscisse meglio a tenere a bada le proprie passioni quando si occupa di questioni economiche. In questo caso non si farebbe intimorire dalla 'paura' e non si farebbe illudere dalla 'speranza'.