mercoledì 30 luglio 2008

Cuil: una storia di mercato

Si fa un gran parlare in questi giorni del nuovo motore di ricerca Cuil, creato da alcuni fuoriusciti di Google con la manifesta intenzione di dare filo da torcere al colosso di Mountain View.

Certamente si tratta di un prodotto ancora lontano dalla maturità ed i suoi sviluppatori dovranno lavorare con impegno su algoritmo ed indicizzazione. Anche le celebrate innovazioni dell'interfaccia, che dispone i risultati su colonne e li correda di categorie di occorrenze affini, pur rappresentando un eccellente punto di partenza, necessitano di una ritoccatina - per dire: se cercate l'Istituto Bruno Leoni, vi troverete affiancati i membri del PLI e, scrollando un po', persino quelli della Democrazia Cristiana.

Secondo diversi analisti, sarebbe la politica della privacy il vero vantaggio competitivo di Cuil. A differenza dei concorrenti, a cominciare da Google, il motore di ricerca dichiara, infatti:

[...] when you search with Cuil, we do not collect any personally identifiable information, period. We have no idea who sends queries [...] Your search history is your business, not ours.
Non è la scelta di per sé a meritare attenzione, quando il fatto che il mercato permetta ai due approcci alternativi di coesistere: garantendo soddisfazione sia all'utente che voglia rinunciare ad un po' di segretezza in cambio di servizi personalizzati, sia a quello che ritenga il trade-off inaccettabile. Un altro punto significativo del privacy statement, mi pare, è la procedura di risoluzione di eventuali controversie.
We will do our best to address your concerns. If you feel that your complaint has been addressed incompletely, we invite you to let us know for further investigation. If we and you are unable to reach a resolution, we will settle the dispute exclusively under the rules of the American Arbitration Association (www.adr.org).
La grande domanda connessa alla creazione di Cuil è: esiste una lontana possibilità che il nuovo nato riesca a soppiantare Google? Più in generale, è ragionevole entrare nel mercato dei motori di ricerca al tempo di Google? La risposta che si è dato Stefano Quintarelli, osservatore sempre acuto, è desolante:

Certo, ci fosse un cambiamento regolamentare che imponesse la separazione tra raccolta e presentazione della pubblicita', tipo sentenza tetrapak antitrust, per capirci, i giochi si potrebbero riaprire, ma cosi' come siamo, e' altamente improbabile.

Si tratta, però, di una risponta sostanzialmente sbagliata. In primo luogo, la storia della concorrenza è una storia di avvicendamenti "altamente improbabili". Questo è tanto più vero nei settori a più alto contenuto tecnologico (si pensi ad IBM/Microsoft) ed un esempio lampante di tale dinamica è proprio Google, che non è certo nato "monopolista", ma ha saputo rivoluzionare il mercato dei motori di ricerca. (Per informazioni, chiedere a Yahoo! e, soprattutto, ad Altavista.)

In secondo luogo, Quintarelli appare afflitto dal tic del separatore, un morbo in rapida ascesa. Sebbene all'IBL abbiamo dedicato - e non da ieri - grande attenzione al tema della separazione delle reti, in particolare nel campo delle TLC, crediamo anche che non si tratti di una panacea per tutti mali del mondo e che - permanendo alcuni ingenti effetti collaterali - se ne debba fare un uso molto accorto.

In particolare, la separazione non dovrebbe essere vista come uno strumento per orientare lo sviluppo di un dato settore ed individuare l'opportuno livello di integrazione dei servizi - questa è, del resto, la funzione sistematica della concorrenza - ma come un'opportunità di rettificare le situazioni in qui quest'integrazione ha avuto luogo forzosamente sotto l'egida del monopolio pubblico.

Infine, dalle osservazioni di Quintarelli traspare la convinzione che soltanto l'improbabile sorpasso su Google possa fare di Cuil un'operazione di successo. Sebbene ciò potrebbe (forse) essere vero dal punto di vista dei creatori del nuovo motore di ricerca, non è certo altrettanto vero per gli altri operatori del mercato, ai quali è del tutto indifferente se chi ne soddisfa le esigenze si chiami Toni o Piero.

La lezione della vicenda Cuil è insomma che la creatività dei concorrenti - e persino di quelli potenziali che ancora non hanno trovato il modo di fare le stesse cose meglio od a prezzi inferiori - impedisce a Google (come ad ogni altro "monopolista di mercato") di dormire sonni tranquilli e gli ingiunge di migliorarsi in continuazione. Questo, del resto, è esattamente il motivo per cui nella partita della concorrenza vincono tutti, o quasi, e certamente vincono i consumatori.

1 commento:

Stefano Quintarelli ha detto...

la separazione e' un classico rimedio antitrust quando si riscontra un abuso id posizione dominante in un mercato.
Oggi non si applica a google perche' in primo luogo non c'e' un mercato (in senso legale) e in secondo luogo anche perche' se ci fosse, non mi pare che google ne starebbe abusando.
in assenza dei due prerequisiti di cui sopra, google puo' continuare a dormire sonni tranquilli, che non sara' certo cuil a isturbarla.
questo e' cio' che intendevo