venerdì 20 giugno 2008

Lasciamo lavorare il manovratore

E' vero, c'è la Robin Hood tax - sulla quale, nonostante Massimiliano Trovato oramai scriva le battute a Tremonti, come Istituto abbiamo espresso pareri critici perché informati (per un altro parere critico, informato e per nulla antipazzante verso il Pdl, si veda qui). E' vero, c'è un aumento della tassazione su banche ed imprese che equivale ad una "tassa sulla borsa" - e che sembra presupporre, perlomeno nella vulgata, che tasse più alte le paghi il management e non gli azionisti (colpiremo i banchieri!), una corbelleria. Sul Foglio di oggi, Michele Boldrin parla di "peronismo economico". Utile e condivisibile commento sulla mentalità sottesa a questi provvedimenti: qui. C'è la faccenda - su cui i critici tacciono, e gli ammiratori suonano le campane - della "mancia" a Telecom per la banda larga.
Tutto vero. Ma se effettivamente, oltre a misure sacrosante (e rivoluzionarie) sul lavoro e sulla pa, si liberalizzassero servizi pubblici locali e servizi postali, non vivremmo in un'Italia migliore?
Non voglio dire che il gioco valga la candela, temo che se la situazione politica s'incrina della manovra resterà il peggio e si arenerà il meglio, non sono entusiasta del fatto che la centralità assunta da Tremonti in questa fase finalmente ci consenta di poter prevedere chi sarebbe primo ministro, se domani a Berlusconi ci venisse uno sciopone. Però forse, oltre a un po' di paura, qualche speranza possiamo concedercela, no?

2 commenti:

Mario ha detto...

Ho postato un commento al pezzo di Ugo Arrigo sulla finanza transgender. Qualcuno può comunicarglielo?
Grazie, saluti
Mario

Anonimo ha detto...

quali sarebbero i "rivoluzionari" provvedimenti riguardo il mercato del lavoro?
han per caso adottato una specie di flexicurity e ce l'han tenuto nascosto?
dr.mingardi c'illumini...