sabato 7 giugno 2008

Due ragioni robuste contro le politiche antiimmigrazione

Vi sono almeno due ragioni, piuttosto robuste, che mi inducono a essere radicalmente contrario ai recenti provvedimenti antiimmigrazione. Esse derivano da due principi teorici ai quali ricorro molto spesso nei miei corsi di economia pubblica:

Principio paretiano: se un'azione accresce il benessere di uno o più soggetti senza che nessun altro sia danneggiato essa dovrebbe essere accolta dalla società (poiché in grado di migliorare il benessere collettivo);

Principio liberale: se un'azione, deliberata da un individuo (o da più individui in accordo tra di loro), genera effetti solo su quell'individuo (su quegli individui) allora dovrebbe essere permessa, indipendentemente dal segno e dall'intesità dei risultati che può produrre.

Proviamo ad applicare i due principi in un caso specifico: desidero assumere una domestica non dell'unione europea per accudire la casa (o per accompagnare i figli a scuola) e intendo adempiere a tutte le norme che regolano lo specifico rapporto di lavoro e allo stesso modo la mia controparte. E' evidente che in questo caso il principio paretiano è rispettato: il mio benessere aumenta, quello della domestica pure e nessun altro cittadino va incontro a riduzioni di benessere (persino il benessere dello Stato aumenta in quanto riscuote i contributi sociali e le tasse sui redditi). Anche il principio liberale è rispettato: la specifica azione genera effetti solo su noi stessi, non su terzi.

Cosa dobbiamo dire se il governo mi vieta di assumerla poichè ha emanato norme che concedono il permesso di soggiorno per ragioni lavorative solo a un contingente limitato di persone e la mia aspirante domestica non ha 'vinto' il permesso alla lotteria postale (dopo che ha dovuto acquistare a 30 euro il noto kit, contribuendo in tal modo forzosamente al bilancio del monopolista postale)? Semplicemente che queste norme sono contemporaneamente illiberali e antiparetiane e, in conseguenza, assolutamente da rigettarsi.

Il nostro paese è poco liberale in molti aspetti, non solo per il fatto che si ostina a difendere i noti bidoni nazionali (anche a costo di mantenere in monopolio e sacrificare lo sviluppo dei relativi mercati). Così facendo, tuttavia, si rivela anche stupidamente antiparetiano e rinuncia a livelli di benessere collettivo che potrebbero essere significativamente più elevati di quelli correnti.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

A me pare che non si discuta di badanti e colf, per le quali interverrà a breve un decreto flussi, ma del reato di immigrazione clandestina, che mi pare una cosa diversa.
Marco R.

ugo arrigo ha detto...

Credo che il governo debba decidersi se concentrarsi sul perseguire con efficacia chi commette i reati (nel qual caso mi trova pienamente d'accordo, auspicando che i reati siano perseguiti indistintamente dalla nazionalità di chi li compie) oppure sull'ostacolare l'immigrazione. Se la finalità è la prima allora conviene favorire la regolarizzazione di chi arriva in Italia con finalità oneste (studio, lavoro) senza sottoporre ad assurdi contingentamenti e lotterie postali. Inventarsi invece un reato che non esiste in 'natura' quale quello di 'immigrazione clndestina' mi sembra finalizzato prioritariamente a scoraggiare l'immigrazione tout cort con possibili effetti paradossali. Mi limito a citarne uno solo: se si fissa una pena x per l'immigrato 'clandestino' che svolge lavori onesti, si finisce per svalutare in termini relativi le pene y,z e k previste per reati veri. In sostanza essere presenti sul territorio italiano in maniera illegale ma per svolgere lavori onesti sarà considerato altrettanto grave del rubare al prossimo. E' questo che vogliamo davvero?

rr.taccuino ha detto...

Sono d'accordo con Lei, ma mi sembra che la immigrazione vada comunque regolamentata.
Nell'unico modo che non contravvenga ai principi enunciati: chi entra in Italia, da qualunque parte del mondo, deve dimostrare di essere stato chiamato da un datore di lavoro, di avere cioè un'occupazione, un reddito e un domicilio.
O comunque dimostrare di poterlo ottenere in un periodo di tempo limitato e prefissato.
In tal modo l'onere, o il compito, della regolamentazione passa dallo stato al privato cittadino o ad associazioni di cittadini. Allo stato resterebbe solo il controllo.
E' forse utopico e irrealistico?

Anonimo ha detto...

leggere l'intero blog, pretty good

Anonimo ha detto...

quello che stavo cercando, grazie