mercoledì 19 novembre 2008
Buon Natale!
martedì 22 luglio 2008
Sogno o son poste?
«Beh, se vogliamo che la gente venga da noi, dobbiamo [sabotare ogni tentativo di liberalizzazione ed, ndmt] offrire qualcosa di più e è appunto quello che stiamo facendo. Insieme al miglioramento di tutti i nostri servizi tradizionali, che sono poi quelli di consegnare la posta. Solo che adesso, con il postino telematico, la ritiriamo anche».Tenetevi forte!
mercoledì 28 maggio 2008
We do not ship to Africa, Mexico and Italy
Abbiamo spesso parlato in questo blog delle storture del nostrano mercato postale, e forse qualcuno di voi si chiederà se non è uno spreco di energia concentrarsi su servizi così desueti... Chi spedisce più di un paio di lettere l'anno, dopo tutto?
In realtà, il mercato delle comunicazioni postali non è fatto solo di auguri di natale: è fatto di bollette che dovrebbero arrivare in tempo per essere pagate, estratti conto, pacchi da consegnare rapidamente. E' un mercato che sta declinando nella forma che conoscevano i nostri nonni, per trasformarsi in qualcosa di nuovo. Per fare un, importante!, esempio, è alla base dell'e-commerce.
E questo bell'articolo su Repubblica.it di oggi ci spiega come le inefficienze del nostro settore postale danneggino chi vuole comprare su ebay e yoox:
"Le vostre poste non funzionano" Su eBay non vendono agli italiani
I pacchi spediti arrivano in ritardo o non arrivano per niente
di FRANCESCO CACCAVELLA
MIKE vive negli Stati Uniti ma grazie ad eBay vende migliaia di CD a meno di un euro in tutto il mondo. In tutto il mondo tranne che nel nostro paese perché Mike, come è scritto chiaramente nella sua inserzione, non spedisce in Italia. James Zhou vende DVD da Shanghai ma anche lui non spedisce in Italia, in Africa o in Messico. York, sempre americano, vende orologi Casio a buon mercato ma non ad italiani, greci o nigeriani, che sono, come è scritto nella sua pagina, gli "artisti della truffa".
Insomma, siamo considerati la pecora nera mondiale del commercio elettronico. E tutto per colpa - dicono i venditori - del nostro sistema postale. Su eBay la clausola "do not ship to italy" (non spediamo in Italia) è presente in oltre 37 mila inserzioni: per la Francia le inserzioni con la stessa dicitura sono 3 mila, per la Spagna poco più di 700 e quasi nessuna per l'Inghilterra. Sono 10 mila gli ebayer che non spediscono in Germania, ma in quel caso si tratta di stringenti regolamenti per le importazioni, mentre in Italia il problema segnalato è sempre l'inefficienza delle spedizioni.
"Spedisco da otto anni in 89 nazioni", scrive nella community di eBay un utente da 22 mila e più vendite. "In 88 nazioni sono andate a buon fine il 100% delle spedizioni e solo in una, l'Italia, il tasso di successo è del 47%". Tutti i venditori che abbiamo contattato ce lo hanno confermato: in Italia i pacchi arrivano tardi o non arrivano per niente e i compratori o chiedono il rimborso oppure segnalano come inaffidabile il venditore. "Gli italiani indicano sempre che non ricevono i pacchi che spedisco. Ho perso diverse centinaia di dollari avendo a che fare con compratori italiani, non posso andare avanti così..." ci dice un venditore del Delaware. Ben rappresentato anche il cliché dell'italiano truffatore: "Diversi pacchi di valore che ho spedito in Italia non sono mai arrivati. Non so se sia vero, ma chiedendo sui forum in internet mi hanno detto che il vostro sistema postale è corrotto e gli impiegati aprono i pacchi e li rubano".
Il fenomeno del "non vendiamo agli italiani" va avanti da mesi e si è aggravato nel corso delle ultime festività natalizie. Andrea Polo, responsabile comunicazione di eBay, ne è consapevole anche se vede spiragli di miglioramento. "Il problema è dovuto sia ai lunghi tempi di spedizione - dice a Repubblica.it -, sia dell'aspettativa del consumatore che, poco esperto di commercio elettronico, spesso non considera a dovere i complicati meccanismi che regolano un acquisto internazionale: pagamento, invio della documentazione, sdoganamento e così via". Maggiore efficienza, aggiunge, potrebbe derivare dall'uso dei corrieri per la spedizione o di PayPal per il pagamento.
Scegliendo i corrieri rispetto all'azienda di Stato le cose migliorano, ma il prezzo aumenta. Lo sanno anche principali imprese di commercio elettronico italiane che si affidano sempre a corrieri privati: Yoox, il leader nella vendita di abbigliamento online, spedisce con UPS, Mediaworld, Mr. Price ed ePrice del settore dell'elettronica di consumo si affidano a TNT o Bartolini mentre IBS, che spedisce 4000 pacchi al giorno, affianca a SDA, il corriere delle Poste, un corriere privato.
Chi vende su eBay o chi gestisce un piccolo negozio di commercio elettronico fa quasi sempre affidamento alle più economiche spedizioni dei servizi pubblici che poi, in Italia, vengono poi prese in carico da Poste Italiane. Ma il problema non riguarda solo le spedizioni estere. "Mi sono fatta in quattro per consegnare tutti gli ordini immediatamente dopo aver ricevuto la conferma - scrive su un forum dell'Associazione italiana di commercio elettronico la proprietaria di un piccolo sito di e-commerce - e poi le poste italiane, invece che metterci 3 giorni (più uno di accettazione) come scritto sulle condizioni, ce ne mettono più di 7".
I forum di eBay sono diventati una sorta di centro di raccolta delle lamentale sul sistema postale italiano e sul web sono nati siti che raccolgono notizie e informazioni sulle sue inefficienze. Si è mossa anche la magistratura sulla scia di un'inchiesta di Repubblica che lo scorso gennaio ha mostrato 200 tonnellate di posta accatastate nei sotterranei del centro postale di Milano Roserio, quello in cui arrivano molti dei pacchi inviati dai venditori esteri di eBay. Da alcuni giorni, infine, alla procura di Milano è arrivato anche un esposto dei Cobas delle Poste nel quale si ipotizza che, per smaltire le giacenze postali lombarde, si sia mandata al macero la corrispondenza non lavorata o recapitata.
Ma il problema non riguarda solo il mondo, seppur vastissimo, di eBay. Il valore del commercio elettronico italiano è tre volte più piccolo di quello francese, sei volte di quello tedesco e dieci di quello inglese ed la logistica è indicata come uno dei maggiori freni alla sua affermazione. Una ricerca Netcomm-Bocconi presentata al Netcomm e-Commerce Forum di Milano alcune settimane fa ha mostrato come l'efficienza delle spedizioni sia, assieme alla garanzia delle transazioni, lo strumento principale con cui superare lo scetticismo dei consumatori verso questo modo di fare acquisti.
E se ci fossero ancora dubbi basterebbe riascoltare le parole del numero due di Amazon, Diego Piacentini, pronunciate al Netcomm Forum, parole che va ripetendo da anni: se Amazon - che è presente in Francia, Germania e Inghilterra - non apre in Italia è soprattutto a causa del sistema delle spedizioni. "A Natale - ha detto il top manager Amazon - sono stato a trovare i miei genitori che non ricevevano la posta perché il postino era ammalato".
(26 maggio 2008)
venerdì 15 febbraio 2008
Altrimenti ci arrabbiamo...
La notizia, in tutti i suoi risvolti più surreali, è qui.
(Hat tip to Massimiliano Trovato)
venerdì 1 febbraio 2008
La liberalizzazione postale e i misteriosi costi del servizio universale
- la data prevista per la piena liberalizzazione non è più il 1° gennaio 2009, inizialmente proposta dalla Commissione U.E. ma il 2011, come voluto nello stesso Parlamento da un'ampia e trasversale maggioranza, timorosa dei possibili effetti 'nocivi' della concorrenza sulle imprese pubbliche già monopoliste e poco attenta ai più generali interessi dei consumatori, siano essi individui o imprese;
- permangono strumenti per la tutela del cosiddetto 'servizio universale' potenzialmente a rischio di distorsione per un'effettiva concorrenza ad armi pari, quali la possibilità di sovvenzioni pubbliche in favore dell'impresa che garantisce l'universalità o l'attivazione di fondi di compensazione con oneri a carico delle imprese concorrenti;
Il ragionamento che giustifica questi strumenti è sostanzialmente il seguente: poichè il servizio postale è essenziale per qualsiasi cittadino o impresa, indipendentemente dalla sua collocazione geografica, allora è necessario garantirne l'offerta su tutto il territorio, comprese le aree periferiche a bassa densità di popolazione che non verrebbero probabilmente servite da imprese operanti secondo logiche puramente di mercato. In astratto è un'ipotesi possibile anche se poco probabile; sarebbe tuttavia sufficiente attendere il suo verificarsi per porre un rimedio specifico. Se Poste Italiane comunica che non intende più recapitare nel Comune rurale X, allora un'agenzia pubblica dovrebbe provvedere ad attivare un servizio sostitutivo al costo minimo possibile (ad esempio attraverso una gara).
Sinora, invece, il meccanismo ha funzionato nel seguente modo: (a) il regolatore pubblico del mercato postale ha chiesto al regolato, di proprietà totalmente pubblica: 'scusi, quanto perde complessivamente nella aree non remunerative?'; (b) il regolato ha risposto (nel 2006): 611 milioni di euro (corrispondenti a 10 centesimi di perdita media per oggetto postale, ovunque sia stato recapitato, e al costo del lavoro complessivo di ben 18 mila portalettere); (c) a questo punto il regolatore ha chiesto al regolato: 'dia incarico, con oneri a suo carico, ad una società di certificazione di attestare che quanto afferma corrisponde al vero'; (d) infine, dato che la società assunta, ha certificato, e in assenza di ulteriori e autonome valutazioni, sono stati dati 370 milioni di euro (molto meno di quanto richiesto in considerazione delle note cattive condizioni della finanza pubblica).
Morale della favola: è davvero possibile credere che l'onere del servizio universale pesi per il 100% del costo del lavoro di 18 mila postini o, se si preferisce, per il 40% del costo del lavoro di tutti i 43 mila postini che lavorano in Poste Italiane? Molto difficile a credersi, ma allora viene il sospetto che dietro la tutela del consumatore periferico, il classico esempio della vecchina che abita in cima alla montagna, si nasconda ancora una volta la protezione dell'operatore dominante, già monopolista. Non è che la vecchina in cima alla montagna è in realtà il vertice mascherato dell'azienda pubblica e la corrispondenza che deve ricevere è l'assegno da 611 milioni spedito dal Ministro dell'Economia e Finanze? L'arrivo della concorrenza potrebbe svelare il mistero, con grande gioia del contribuente-spettatore.
They make us go postal
lunedì 28 gennaio 2008
Inferno postale
I Piccoli Comuni fanno appello, giustamente, ad un minimo di senso di responsabilità, nel chiedere l’alternanza ai vertici: ma non servirà a nulla, se non vengono rimosse quelle condizioni che impediscono il dispiegarsi della libera concorrenza. E se non si ripensa il servizio universale in un ottica meno onerosa, ma più realistica ed adatta alle nuove esigenze dei consumatori.
giovedì 24 gennaio 2008
Quando la posta non è prioritaria
Come è possibile che Poste Italiane abbia un Ebit pari al 16% dei ricavi contro il 13% di TNT e il 5% dell’azienda tedesca se gli italiani non ricevono corrispondenze (solo 100 pezzi all'anno pro capite, un terzo della media europea), mentre le altre aziende sono colossi internazionali? Il gruppo Poste, caso unico nel panorama europeo, non ha più il recapito come core business, (nel 2006 ha conseguito ricavi per 10,4 miliardi nei servizi assicurativi e di bancoposta e solo per 5,4 nei servizi postali) ma ai privati che lo desiderassero è vietato entrare nel mercato.
Nel 1999, recependo la direttiva europea che avviava la liberalizzazione, il mercato in Italia è stato totalmente monopolizzato in favore dell'azienda pubblica e le concessioni agli operatori privati revocate. La conseguenza è che Poste Italiane è ancora monopolista di fatto nei segmenti in cui non lo è più di diritto e dopo che il regolatore ministeriale ha trasformato (nel 2006) tutte le corrispondenze in prioritarie, abolendo il francobollo ordinario, oggi la posta… ha smesso di arrivare.
(Commento pubblicato sul Sole XXIV Ore del 23 gennaio, p. 16)
sabato 5 gennaio 2008
Paese che vai, poste che trovi
Su lavoce.info, Michele Burda ci racconta come il governo tedesco abbia introdotto un salario minimo, solo per gli impiegati delle poste. Perché?
... in Germania i lavoratori delle poste non se la cavano male nella catena alimentare. Il prossimo anno, però, il monopolio postale si ridurrà in modo significativo, permettendo alle imprese private di competere direttamente con Deutsche Post, che detto per inciso è una società quotata al Dax e ha 500mila dipendenti. I corrieri delle poste tedesche guadagnano tuttora uno stipendio da impiegati statali e dunque il loro posto di lavoro sarà senz’altro minacciato da lavoratori con salari più bassi dipendenti da imprese private come Pin o Tnt, che incidentalmente non sono dell’Est europeo. In altri termini, la Entsendegesetz serve da cavallo di Troia per l’introduzione di un salario minimo in Germania – e comporterà probabilmente la perdita di migliaia di posti di lavoro nel settore della distribuzione postale privata.
Grande coalizione, salario minimo.
giovedì 3 gennaio 2008
Caro amico, ma se non ti scrivo ... come fanno le Poste a guadagnare così tanto?
La risposta è desumibile esaminando la composizione dei ricavi nell'ultimo bilancio aziendale: nel 2006 i 17,1 miliardi di ricavi complessivi del gruppo Poste Italiane sono pervenuti per 7 miliardi dai servizi assicurativi e per 4,4 miliardi dai servizi di bancoposta, solo per 5,4 miliardi dai tradizionali servizi di recapito postale. Poste Italiane è per oltre due terzi dei ricavi azienda di servizi bancari/assicurativi e per meno di un terzo azienda di recapito, caso assolutamente unico nel panorama europeo. Il processo di risanamento economico-finanziario (per un esame più dettagliato rimando a IBL Focus 68) è consistito nel trasformare un’inefficiente azienda postale che non sapeva recapitare la posta in una bancassicurazione che accetta, al margine, di recapitare anche la posta. Ma in questo modo la core mission dell'azienda è stata messa da parte.
Ovviamento non vi sarebbe nulla di male se fossimo in un contesto di libero mercato: se Alitalia valute le sue rotte intercontinentali da Malpensa deficitarie non si vede perchè si dovrebbe trattenerla, se Poste ritiene economicamente penalizzante l'attività del recapito non si vede perchè dovrebbe essere impedita dal perseguire la sua nuova vocazione finanziaria. A condizione tuttavia che vi sia libertà di accesso al mercato postale e che gli operatori che desiderano operarvi possano davvero farlo.
Tutto questo non è invece possibile (nel 1999, recependo la direttiva comunitaria che avviava la liberalizzazione del mercato, in Italia .... è stato ampliato il monopolio in favore dell'azienda pubblica): oggi Poste Italiane è monopolista di diritto in meno di metà del mercato postale e monopolista di fatto nella rimanente parte (IBL BP 42). Infatti: (a) il recapito di giornali e riviste è liberalizzato ma gli editori godono tuttora (per legge) di forti sconti solo se si avvalgono dell'azienda pubblica (IBL OP 47); (b) gli operatori postali privati che sino al 1999 erano titolari di concessione realizzano la maggior parte dei ricavi da contratti con Poste Italiane ed è pertanto dubbio, come messo in evidenza dall'antitrust, che siano lasciati liberi di comportarsi da competitors nella rimanente attività.
E' un vero peccato che l'adesione dell'Italia all'U.E. ci abbia obbligati a liberalizzare il trasporto aereo: con un monopolio di Alitalia sui cieli italiani e un regolatore ministeriale compiacente che avesse abolito la classe economy in favore della business (equivalente aereo del nostro francobollo prioritario 'unificato') oggi l'ing. Prato avrebbe potuto dare una brillante intervista al Financial Times sulla redditività di Alitalia e, chissà, forse domani trattare con Sarkozy ... l'acquisto di Air France.
Caro amico ti scrivo…
Insomma, ancora numerosi i problemi del settore postale: per il 2008, non possiamo che augurarci che le scelte del regolatore siano più orientate verso un’autentica liberalizzazione che alla tutela dell’azienda pubblica, di modo di arrivare pronti al 2011, o, persino di giocare, per una volta, d’anticipo rispetto agli altri paesi europei
martedì 7 agosto 2007
Poste Italiane: IBL chiama, Catricalà risponde (kind of...)
[...] gli accordi di fornitura stipulati nel periodo dicembre 2000- gennaio 2007 con i concorrenti precedentemente titolari di concessione di servizi postali, insieme alle previsioni contenute nel Bando di gara emanato nel maggio 2007, potrebbero configurare una strategia unitaria di POSTE mirante a estendere e rafforzare la propria posizione dominante sui mercati dei servizi attualmente liberalizzati e su quelli che lo saranno in un prossimo futuro.Esattamente la tesi da noi sostenuta. Ora, se veramente a Piazza Verdi si consultino le nostre analisi non ci è dato sapere, sebbene questa bella intervista ad Antonio Pilati, autorevole componente dell'AGCM, autorizzi a crederlo; ma che - nel caso specifico - si sia giunti alle nostre medesime conclusioni, e s'intenda combattere un vero monopolio (alias un monopolio pubblico) è di per sé una notizia da celebrare.

