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mercoledì 19 dicembre 2007

La libertà non ha prezzo…


…Ma il documento che nel tredicesimo secolo l’ha messa per iscritto è stata venduto ieri da Sotheby’s New York per 21,32 milioni di dollari. La Magna Charta Libertatum, il documento che fonda la costituzione Inglese, enunciando i principi dell’Habeas corpus ed i limiti al potere di tassazione del re, è anche una lenzuolata Bersani ante litteram. Scrive il Giornale:

Essa regolamentava inoltre i rapporti che intercorrevano fra Re e baroni, concedendo a questi ultimi alcune libertà in più rispetto a prima come, ad esempio, quella di costruire castelli ed edifici nei loro feudi senza l’esplicito benestare del sovrano. In materia economica liberalizzava i commerci fra Londra e il continente, soprattutto per quello che riguardava il commercio della lana con le Fiandre.

mercoledì 12 dicembre 2007

Taxi a Roma: aumenta l’offerta, aumentano le tariffe.

In un mondo retto dalle regole del libero scambio – ad un aumento dell'offerta segue un abbattimento dei prezzi, in quanto più produttori concorrono per soddisfare le esigenze dei consumatori. Non è così nella bella capitale, dove Veltroni annuncia esultante l'accordo raggiunto con i sindacati per l'aumento delle licenze a disposizione. In una città paradossale che è stata, un paio di settimane, fa bloccata da un (non annunciato) sciopero incrociato degli operatori dei call centers delle cooperative dei taxi (che giustamente lamentavano la carenza di veicoli) e dei tassinari (in protesta contro la regolarizzazione di 500 ulteriori licenze), appare normale che, all'aumentare delle macchine in circolazione aumentino anche i prezzi. Ieri, la giunta comunale ha approvato il risultato dell'intesa, che prevede 250 nuove licenze entro il giugno del 2008 e
altrettante nello stesso mese del 2009, e, contestualmente si è approvato un adeguamento delle tariffe pari al 18% in più. Con buona pace del consumatore, che sperava di guadagnar qualcosa dalla bersanata – chiamarla liberalizzazione è fuorviante – dei taxi, gli interessi concentrati prevalgono sempre su quelli diffusi…

domenica 11 novembre 2007

Liberalizzare sciué-sciué: associazioni di consumatori e corporativismo

Da noisefromamerika, segnalo questo interessante sfogo di Michele Boldrin, su bersanate e portabilità dei mutui. L'elemento più interessante mi pare essere l'esplicita equiparazione di associazioni di consumatori, e sindacati:
In Italia pensano ancora di ridurre i costi e fare la concorrenza a botte di trattative sindacali. Dove vivono? Neanche in Francia, oramai, si sentono proporre queste cose! L'assurdo viene raggiunto con l'auto-proclamazione di queste "associazioni di consumatori" che rappresenterebbero tutti noi al tavolo delle trattative! Si rendono conto della follia? Soprattutto, si rendono conto che la pura esistenza dell'associazione consumatori che va a fare la trattativa con i sindacati dei banchieri e dei notai legittima, giustifica e consolida l'esistenza di lobbies anticompetitive come, appunto, l'ABI ed il Consiglio del Notariato?

I sindacati di consumatori giustificano le corporazioni, nota Boldrin, e gli uni e gli altri sono il riflesso della cultura ancora dominante qui da noi. Che è più forte di quanto sembra: non solo non viene archiviata la concertazione con le parti sociali, ma si moltiplica il numero di parti sociali con cui concertare. Questo fatto di per sè dice che non stiamo de-politicizzando mercati (il che sarebbe l'ovvio corollario di una liberalizzazione): consumatori e produttori, lasciati liberi, non "concertano", scambiano. Del resto, perché la classe politica dovrebbe - in assenza di una autentica e forte pressione sociale a muoversi in quel senso - ridurre l'ambito della vita economica su cui ha potere? Preferisce dissimulare (travestire operazioni in cui "detta" i prezzi come liberazzazioni), ridefinire il proprio ruolo (fare sponda coi consumatori, e non coi "lavoratori"), giocare con le parole, che lasciare il banco.
Boldrin chiude il suo articolo chiedendosi dove sia l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (i cui componenti sono spesso ex politici o aspiranti politici, comunque nominati da altri politici), e qui la risposta è complessa. L'Antitrust fa anche cose utili e giuste, ma investe molto tempo e capitale di reputazione nel fare da grancassa proprio alle associazioni di consumatori. Bisogna capirli: piace a tutti, essere applauditi.

martedì 24 luglio 2007

Bersani visto da Bersani

Il Ministro dello Sviluppo Economico ha presentato una prima valutazione dell'impatto dei provvedimenti di "liberalizzazione" da lui patrocinati nell'ultimo anno. Il dossier è accessibile sul sito del governo.
Cicero pro domo sua, com'è ovvio, ma la presentazione del dossier parrebbe entusiasmante:

Secondo le prime stime parziali, condotte dagli uffici del Ministero dello Sviluppo economico, proiettando nell’arco temporale di un anno gli effetti rilevati ad oggi, è possibile fotografare in una soglia compresa tra 2,4 e 2,8 miliardi di euro il risparmio annuo sulla spesa dei consumatori derivante da 5 misure di liberalizzazione, fra le oltre 30 varate.

Tale stima è stato calcolata sulla base di ipotesi prudenziali e minime, derivanti da una valutazione tecnica riferita al settore della telefonia (abolizione dei costi fissi di ricarica), ai minori oneri per il trasferimento di proprietà dei beni mobili e per la cancellazione delle ipoteche ed, infine, ad una valutazione dei primi effetti degli sconti sui farmaci da banco e dell’abbassamento delle tariffe aeree.

Il problema, guardando più da vicino queste stime, è che si cammina davvero sul filo del post hoc ergo propter hoc. Riguardo ai medicinali da banco, oltre ad uno studio di Federconsumatori, il ministero cita a favore del proprio provvedimento dati certi ed interessanti: quanti sono i nuovi esercizi?
Alla data dell’11 luglio 2007, risultano 1.148 gli esercizi commerciali che hanno completato la procedura di registrazione presso il Ministero della Salute per la vendita dei medicinali da banco: nel 79% dei casi si tratta di esercizi di vicinato (parafarmacie ed erboristerie) e nel restante 21% di reparti di esercizi della media e grande distribuzione.
Quanti hanno semplicisticamente sostenuto che Bersani stesse solo "facendo un favore alla Coop", dovrebbero ripensare le proprie posizioni. Bersani ha soprattutto fatto un favore ai laureati in farmacia che legittimamente coltivano l'ambizione di avere un'attività propria.

Più complicato il ragionamento sugli altri fronti.
Prendiamo il caso della telefonia:

Si è ridotto del 14,2% il livello dei prezzi nella telefonia mobile. I dati ISTAT sulle tariffe dei servizi di telefonia mobile hanno registrato una marcata riduzione (-14,4%) avvenuta in corrispondenza dell’entrata in vigore delle disposizioni relative all’abrogazione del costo fisso per le ricariche.
Una correlazione non è una causa, e per quanto possa essere forte la correlazione in questo caso, la regola generale nondimeno tiene.
Del resto, quantificare i risparmi per l'abrogazione del costo fisso per le ricariche pare essere veramente un'opera improba, perché a parità di traffico e dunque di spesa, tale costo aveva un peso radicalmente diverso a seconda del numero di ricariche acquistate (in qualche modo, della "pianificazione" di spesa adottata).

Discorso non dissimile sulle tariffe aeree. Il ministero cita una corrispondenza fra diminuzione dei prezzi e l'"operazione trasparenza" contenuta nel secondo round di liberalizzazioni, ma quanto solido sia il legame fra una cosa e l'altra resta da vedere.

Altre considerazioni, che non rietrano nel computo dei risparmi, sono invece interessanti e significative.
Due, in particolar modo.

L'indennizzo diretto.

Da febbraio ad oggi la percentuale degli automobilisti risarcita con l’indennizzo diretto è passata dal 7 al 65% (mediamente entro 40 giorni).
Si tratta di una misura utile e di vero stimolo per la concorrenza: dovendo rimborsare il proprio assicurato, una compagnia di assicurazione è indotta a trattarlo bene (per tenerselo stretto, come cliente). Il fatto che i tempi di risarcimento si siano accorciati lo dimostra.

I panifici.

Altra misura svilita nel dibattito pubblico, ma i cui esiti appaiono interessanti:
Da quando (luglio 2006) è entrata in vigore la norma che ha eliminato l’obbligo della licenza, con relativo contingente numerico, per l’avvio dell’attività di produzione del pane, il numero delle imprese che hanno utilizzato tale opportunità è andato progressivamente aumentando: alla fine di giugno 2007, infatti, su 5.024 nuovi impianti di panificazione avviati nell’ultimo anno, ben 3.793 (pari al 75% circa) hanno aperto senza licenza.
E' evidente allora che riducendo le difficoltà per l'avviamento, aumenta la possibilità di entrare in un mercato e, di conseguenza, il numero degli esercizi.

martedì 17 luglio 2007

Bersani "comunque"

Benedetto Della Vedova ha dato un'intervista molto saggia, rispetto al bilancio delle liberalizzazioni volute dal ministro Bersani. Della Vedova giustamente rileva il carattere "consumerista-populista" di molti dei provvedimenti contenuti nelle 'lenzuolate' (per un esame in dettaglio, vedi l'ultimo Position Paper IBL), ma ammette pure che il ministro ha impresso un cambio di passo al dibattito.
Questo è un punto che non va trascurato. La reazione tipica delle destre è quella di deridere le liberalizzazioni dei parrucchieri, o dei farmacisti. Ma fintanto che di liberalizzazioni "vere" si tratta, cioè di provvedimenti che rimuovono vincoli all'operare degli attori economici, va benissimo anche se l'ambito su cui incidono è ridotto. Sono passi nella direzione più opportuna, comunque. Diverso il discorso quando si usa la clava consumerista anziché - suggerisce Della Vedova - agire più opportunamente sulle condizioni di sistema, a livello fiscale.
Pensate a tutto il dibattito sul costo del carburante, nel quale la riduzione delle accise non viene mai nominata. "Superliberisti" esclusi, ovviamente.

sabato 7 luglio 2007

Farmaci: perché continuare a liberalizzare

L'ampliamento dei circuiti distributivi nella vendita dei farmaci da automedicazione è certamente la liberalizzazione che ha avuto maggior successo, fra quelle promosse dal governo Prodi. Secondo un'indagine realizzata dal Censis per conto dell'Anifa, il 92% degli italiani è contento della possibilità di poter acquistare i medicinali da banco al di fuori delle farmacie.
Si può dire, allora, che il ministro Bersani è riuscito a creare consenso, attorno ad una riforma che veniva pretestuosamente presentata, da principio, come un semplice "aiutino" alle cooperative amiche, a spese dei farmacisti,elettori di centro-destra.
Quella di Bersani non è stata una liberalizzazione "totale": non si può comprare l'aspirina in autogrill, o da un distributore automatico in un centro sportivo. Il suo provvedimento, però, ha messo le premesse per un graduale allargamento dei cerchi della distribuzione, garantendo la professionalità e la sicurezza che gli italiani cercano (anche alla Coop, c'è il "corner" del farmacista) e nel contempo aprendo opportunità per i farmacisti non titolari di farmacia. Cioè persone che vantano il medesimo titolo di studio, le stesse qualifiche professionali, ma hanno la sfortuna di non aver né "ereditato" né "sposato" una delle farmacie italiane - che sono stringentemente regolate, anche nel numero.
La liberalizzazione potrebbe ora continuare su uno di questi due tracciati. Da una parte, una radicale revisione della "pianta organica", aprendo il mercato a nuovi esercizi. E' improbabile, e forse non sarebbe nemmeno giusto: ci vorrebbe un processo di apertura del mercato graduale, che non produca uno shock a danno esclusivo dei farmacisti "infeudati". Vantano sì dei privilegi, ma le regole del gioco erano quelle, quando hanno cominciato a giocare.
Dall'altra, si possono portare "fuori dalle farmacie" altri prodotti, oltre ai medicinali di automedicazione, esattamente come i farmacisti hanno - giustamente - portato "in farmacia" prodotti nuovi e non strettamente attinenti al loro business. I primi candidati sono i farmaci di fascia C, quelli non rimborsati dal servizio sanitario nazionale, anche se su ricetta.
Liberalizzandone la vendita, si consentirebbero risparmi sulla quota di prezzo incassata dal distributore ultimo, a vantaggio dei consumatori che li pagano di tasca propria. La sicurezza verrebbe sempre garantita dal farmacista laureato (ma non proprietario) presente nell'esercizio di vicinato. Le farmacie propriamente dette resterebbero limitate nel numero, ma questa limitazione guadagnerebbe in legittimità, perché esse effettivamente diventerebbero (come il ministro Turco le ha più volte definite) un "presidio"dell'SSN.
A presentare una proposta in tal senso è stato il deputato radicale Sergio D'Elia. Il 10 luglio a Roma ci sarà una manifestazione di sostegno a D'Elia ed al suo emendamento. Qui potete firmare una interessante, e giusta, petizione.

lunedì 2 luglio 2007

Un blog per parlare di liberalizzazioni

In un Paese come l'Italia, in cui la parola "mercato" continua a suscitare paura, le "liberalizzazioni" sono paradossalmente popolari. Questo vecchio sondaggio di "Repubblica" racconta di un tasso di approvazione per le iniziative del ministro Bersani superiore al 60%. Anche Lorenzo Miozzi del Movimento consumatori, in questa dichiarazione, ricorda giustamente come i maghi dei sondaggi siano generalmente d'accordo, sul fatto che le liberalizzazioni abbiano prodotto consenso per l'esecutivo. Eppure, aggiunge Miozzi, le stesse "lenzuolate" non sono uscite indenni dal passaggio parlamentare.
Noi dell'Istituto Bruno Leoni siamo considerati degli "estremisti" del libero mercato. Noi preferiamo pensare di essere persone coerenti. E proprio per questo siamo convinti che, per liberalizzare davvero, sia importante fare chiarezza sul significato di questo verbo. Che cosa sono le "liberalizzazioni"? Tutti i provvedimenti del governo sono incasellabili sotto questa etichetta? Quanto è libero il mercato, in Italia, in diversi settori? Che cosa resta da fare?
Ne parleremo in questo blog, ne parliamo quotidianamente sul nostro sito e coi nostri interventi sulla stampa. Ma riteniamo importante soprattutto produrre analisi sempre meglio fondate, per dare un ancoraggio più saldo alla discussione. Per questo, abbiamo realizzato la prima valutazione del grado di liberalizzazione dell'economia italiana, che presenteremo a Milano il prossimo 12 luglio. E' il nostro "Indice delle liberalizzazioni", cugino primo dell'Index of Economic Freedom. Se ce lo consentiranno le nostre forze (per darci una mano, clicca qui) sarà un appuntamento annuale.
Stay tuned.