Riceviamo e pubblichiamo una lettera che ci racconta, con un vivido esempio, le inefficienze e le ingiustizie nel nostro sistema di distribuzione farmaceutica - di recente analizzato in un bel paper di Silvio Boccalatte.
Il principale obiettivo del sistema della Pianta Organica delle farmacie è quello di assicurare una rendita di posizione ai farmacisti titolari. Certamente la principale preoccupazione non è quella di soddisfare le esigenze dei cittadini, che soprattutto nei comuni con meno di 5000 abitanti ricevono spesso un servizio di gran lunga inferiore a quello che potrebbero ricevere.
La mia esperienza è emblematica: sono un farmacista laureato ed abilitato alla professione che, dopo dieci anni di tentativi in tutta Italia, ha finalmente vinto a concorso la possibilità di aprire la tanto agoniata farmacia.
Un piccolo paese del Cremonese, con circa 400 abitanti, includendo anche le frazioni, non è esattamente un mercato facile, ma poiché amo le sfide, ho deciso di accettare la sede, tra lo stupore del sindaco e della giunta. Tutti i mei predecessori avevano gettato la spugna.
Purtoppo, neanche io potrò mai aprire una farmacia in quel paesino: pare infatti che non vi siano locali adibiti ad esercizi commerciali (C1) liberi. Questo mi è stato comunicato dal sindaco, anche se, in verità, io sono a conoscenza del fatto che questi locali ci sono e sono vuoti.
Allora mi è venuto un dubbio: non è forse possibile che il sindaco stia cercando di proteggere il farmacista del comune vicino, che attualmente gestisce un piccolo dispensario nel comune aperto solo per poche ore a settimana per arrotondare il ricco bottino? A pensar male si fa peccato però...
E' infatti prassi consolidata che i farmacisti "feudatari" propretari di farmacie in comuni di grandi dimensioni aprano dispensari nei comuni vicini. L'esistenza di un dispensario è meglio di nulla, per gli abitanti dei piccoli centri: il problema è che può impedire l'apertura di nuove farmacie. Una vecchia legge regionale, infatti, da facoltà alla Regione di non attivare una sede farmaceutica in quei comuni dove è presente e funzionante un dispensario.
Nel mio caso, la farmacia è andata a concorso "per sbaglio": all'epoca dell'istituzione del concorso non era ancora stato aperto il dispensario.
E' per me frustrante aver passato anni a partecipare a concorsi per poi vedermi negato il diritto di aprire la farmacia vinta a concorso. Purtroppo non ho potuto indicare in tempo il luogo dove aprire la farmacia, perchè non ho trovato locali liberi adibiti a C1 idonei. Il che vuol dire che non potrò esercitare questo diritto e come me tutti quelli che seguiranno in graduatoria. L'impegno ed il merito di farmacisti qualificati verrà insultato, e gli abitanti del paesino si accontenteranno di un dispensario aperto poche ore alla settimana.
Cui prodest? Il feudatario del paese accanto vedrà certamente allargato il propio feudo. Ma la Pianta Organica non doveva tutelare i cittadini?
Dr. Pietro Marino

