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martedì 2 settembre 2008

Unbundling, unbundling, unbundling


Il dibattito sulla cattiva qualità dei servizi pubblici locali innescato ieri da Francesco Giavazzi sulle pagine del Corriere della Sera continua oggi sul sito de L’Occidentale con un articolo di Salvatore Rebecchini che, in qualche modo, appare complementare a quello del professore bocconiano. Se il primo, infatti, lucidamente ricollega lo scandalo della gestione inefficiente delle municipalizzate alla mancanza di concorrenza e, quindi, critica la riforma azzoppata della finanziaria, il secondo ricorda l’importanza degli investimenti infrastrutturali e, quindi, loda gli incentivi economici ad uopo presenti nella medesima manovra. Nessuno ha torto e tutti hanno ragione. Ma entrambi non si soffermano su un punto importante che merita una considerazione a mo’ di “cerniera” tra i due interventi: la separazione proprietaria delle reti.
Il conflitto d’interessi degli operatori verticalmente integrati ostacola sia la gestione efficiente dei servizi sia lo sviluppo delle infrastrutture; il suo definitivo superamento invece fa sì che, fra i diversi soggetti affidatari dei servizi di produzione e di distribuzione in concorrenza fra loro, nessuno goda di trattamenti discriminatori compiacenti da parte del soggetto che, incaricato della sola gestione della rete, non può accrescere il proprio profitto se non migliorando e ampliando le infrastrutture a sua disposizione.
Qualora, insomma, l’obbligatorietà delle gare per l’affidamento (auspicata da Giavazzi) fosse accompagnata dall’unbundling (caldeggiato da molti analisti più importanti del sottoscritto), gli incentivi agli investimenti (elogiati da Rebecchini) sarebbero ancora maggiori rispetto a quelli introdotti dall’art. 77 del decreto fiscale.

domenica 20 luglio 2008

E se sui servizi pubblici locali avesse ragione l'ANCI?


Talvolta l’indignazione non è uno sfogo inutile, uno sterile esercizio di superiorità intellettuale. Ma sortisce degli effetti. Così capita che chi ha sbagliato sia costretto –almeno in parte- a tornare sui propri passi.

È il caso della riforma dei servizi pubblici locali targata centrodestra. Domenica scorsa il famigerato emendamento notturno l’aveva vanificata  introducendo delle deroghe così ampie al principio generale di affidamento mediante procedure competitive ad evidenza pubblica da far rimanere l’affidamento in house la regola.  Venerdì mattina la stizzita reazione di opposizione, analisti e –soprattutto- pezzi importanti della stessa maggioranza l’hanno sostanzialmente restituita al suo disegno originario sopprimendo le disgraziate modifiche fugattiane (incredibilmente tutte eccetto quella che consente alle società affidatarie dirette di partecipare a gare in ambiti non di pertinenza dell’ente controllante).

Rebus sic stantibus le nostre critiche affievoliscono ma non si placano del tutto. E si indirizzano prevalentemente alle deroghe ancora previste –lo erano già nella proposta iniziale- in “situazioni che a causa di particolari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento non consentono un efficace e utile ricorso al mercato” e alla pubblicizzazione delle reti –in parte oggi private. (Per una sintesi delle proposte Ibl in materia vedi qui).

Una volta sventato il blitz c’è allora ancora molto da lavorare. A tal fine l’ANCI propone di stralciare la riforma e dedicarle un ddl apposito. Forse -tranquilli: solo in questo e solo per questa volta- l’associazione dei comuni italiani potrebbe persino avere ragione…

 

martedì 15 luglio 2008

Antimercatismi anche per i servizi pubblici locali


A quanto pare l’On. Fugatti ha fatto un'altra vittima. Dopo l’indipendenza dell’Autorità per l’Energia a cadere in un agguato dell’esponente leghista è stata la riforma dei servizi pubblici locali. Con un altro emendamento alla legge di conversione del decreto legge allegato alla manovra finanziaria presentato nottetempo sono state introdotte modifiche tali da inficiare la liberalizzazione del comparto promessa marinarescamente in campagna elettorale.

In particolare sono state riammesse deroghe al principio di affidamento mediante gara per le società municipalizzate e miste quotate in borsa che -in forza di queste eccezioni- permarrebbero inesorabilmente al riparo dalla concorrenza, continuerebbero a godere di un’ingiustificabile rendita di posizione e potrebbero persino partecipare a eventuali gare per l’affidamento di servizi fuori dal territorio di competenza dell’ente locale controllante...

Si tratta del remake di un film, già visto la passata legislatura, dal  titolo “Ddl Lanzillotta”. Stessa trama: l’iter travagliato di una proposta di riforma dei spl; stesse ambientazioni: le commissioni parlamentari ostaggio delle lobbies locali; stesso finale: il mantenimento dello status quo. Cambia solo l’assassino. Ad ammazzare il Ddl Lanzillotta erano stati i comunisti. Questa volta il killer si chiama Maurizio Fugatti. Ed è segretario della Lega Nord Trentino.

 

venerdì 20 giugno 2008

Lasciamo lavorare il manovratore

E' vero, c'è la Robin Hood tax - sulla quale, nonostante Massimiliano Trovato oramai scriva le battute a Tremonti, come Istituto abbiamo espresso pareri critici perché informati (per un altro parere critico, informato e per nulla antipazzante verso il Pdl, si veda qui). E' vero, c'è un aumento della tassazione su banche ed imprese che equivale ad una "tassa sulla borsa" - e che sembra presupporre, perlomeno nella vulgata, che tasse più alte le paghi il management e non gli azionisti (colpiremo i banchieri!), una corbelleria. Sul Foglio di oggi, Michele Boldrin parla di "peronismo economico". Utile e condivisibile commento sulla mentalità sottesa a questi provvedimenti: qui. C'è la faccenda - su cui i critici tacciono, e gli ammiratori suonano le campane - della "mancia" a Telecom per la banda larga.
Tutto vero. Ma se effettivamente, oltre a misure sacrosante (e rivoluzionarie) sul lavoro e sulla pa, si liberalizzassero servizi pubblici locali e servizi postali, non vivremmo in un'Italia migliore?
Non voglio dire che il gioco valga la candela, temo che se la situazione politica s'incrina della manovra resterà il peggio e si arenerà il meglio, non sono entusiasta del fatto che la centralità assunta da Tremonti in questa fase finalmente ci consenta di poter prevedere chi sarebbe primo ministro, se domani a Berlusconi ci venisse uno sciopone. Però forse, oltre a un po' di paura, qualche speranza possiamo concedercela, no?